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SI CRESCE SOLO SE SOGNATI

How to use the existing instrument of participatory democracy and how to improve them.
sibilla barbieri
Posts: 12
Joined: 14 Dec 2020 19:07
Country: ITALY
City: roma

SI CRESCE SOLO SE SOGNATI

Post by sibilla barbieri »

Sono una donna di 50 anni ho studiato, lavoro, mia madre invece ha lasciato il lavoro che amava per seguire noi figli, mia nonna non ha lavorato e non ha studiato .
Noi donne in Italia abbiamo avuto il voto nel 1945, 76 anni fa.
Io faccio parte di quella moltitudine silenziosa che in seguito al suffragio universale, l’alfabetizzazione di massa e anche grazie alla rivoluzione dei costumi degli anni 60, ha “Preso la parola”.
Il nostro apparire sulla scena è uno dei frutti della democrazia è il “governo del popolo” ma questo processo non è finito, anzi, è appena iniziato.
Ho letto un saggio molto illuminante di Guido Mazzoni che descrive bene la mutazione in atto s’intitola “I Destini Generali”.
Mazzoni descrive la moltitudine che finora ha vissuto in silenzio e per delega come una massa che non si riconosce più nei valori novecenteschi di patria, famiglia, religione, che non riconosce più il ruolo del “padre”.
Una massa crescente, fortemente critica verso l’autorità costituita, che non s’ identifica con i rappresentanti di una qualsiasi funzione pubblica, sia che essi siano i portavoce di un sindacato o di un partito.
Una massa individualista, consumista, dai costumi sessuali fluidi, apartitica ma che sente di avere il diritto di dare il proprio parere su qualsiasi cosa.
Una massa per cui la ripartizione tra destra e sinistra è irrilevante e che è quindi pronta a spostarsi rapidamente e totalmente per seguire un pensiero, generalmente un pensiero di protesta, perché è nella protesta e nella rabbia che più facilmente s’identifica.
Mazzoni dice che questa popolazione, apparentemente ribelle, non è però costituente.
La nuova massa non è più disposta a sacrificarsi né a cedere, neanche parzialmente, la propria identità per servire un bene comune o una qualsiasi ideologia, perseguendo invece solo un piccolo benessere narcisistico e borghese, Mazzoni conclude che l’individualismo esasperato di questa nuova maggioranza rende impossibile una costruzione politica.
Io concordo molto con la descrizione di Mazzoni della nuova massa ma non concordo sul velato rimpianto dei vecchi valori né tanto meno sulle conclusioni a cui il saggio arriva.
Forse sono spinta solo dalla speranza, ma credo che si possa opporre alla grande crisi democratica una nuova stagione politica.
Però penso sia utile porsi alcune domande: come siamo diventati così? Da dove veniamo?
Il secolo appena passato, il secolo breve, ha rappresentato un inenarrabile bagno di sangue, due guerre mondiali combattute con armi di massa e stermini di massa, tutto perpetrato in nome dell’ideologia e della patria, a volte con motivazioni che attingevano anche ad una certa retorica sulla famiglia.
E’ allora così strano che il piccolo popolo, il popolo di quelli che hanno appena preso la parola, di quelli che da sempre sono stati “carne da macello” rifiuti i valori tradizionali?
E’ così strano che voli basso, aggrappandosi a quello che, con un disprezzo troppo facile, viene definito “benessere consumista”?
Un popolo che non ha mai parlato prima, sempre abituato a delegare il potere e a subire, è così strano che non abbia voglia di farsi scippare la parola da nessuno e riesca solo a manifestare rifiuto e rabbia?
Questa massa non ha mai conosciuto la lingua del comando e forse non sa proprio strutturare questo tipo di discorso mentre, sicuramente, ha impresso a fuoco dentro di se quello che da sempre gli è stato ripetuto “Tu non puoi comandare perché non sei capace”.
Certo questa nuova massa può anche essere bassa e cinica, ma se ha preso la parola è stato anche perché ci sono stati tante donne e uomini che hanno sognato e combattuto per questo.
Qualcuno di voi ricorda per caso il nome della donna che in Italia indirizzò la prima petizione al parlamento per chiedere il voto per noi tutte? No…nessuno? Bè anche questo la dice lunga. Lei era Anna Maria Mozzoni e scrisse un testo che era un capolavoro di retorica dato che in parlamento c’erano solo uomini e lei certo non li poteva offendere, ma quello che mi preme sottolineare adesso non è solo il coraggio e l’amore di questa grande donna ma anche il coraggio e l’amore di quelli che le hanno risposto perché, anche se solo molti anni dopo, gli uomini il voto lo hanno concesso, hanno ceduto volontariamente una parte del loro potere. Ed è stato così per molti e molti altri che hanno lottato per dare l’istruzione a tutti, per dare diritti a tutti, per dare a tutti noi “la parola”.
Certo forse questo era un processo inevitabile. Inevitabile come le frontiere che cadono, la famiglia che si trasforma, la percezione più complessa e ampia della nostra sessualità. Forse è un moto, un respiro di espansione, a cui niente può opporsi, però che questo slancio, costato così tanta fatica, non diventi scomposto e vano, che porti a una fioritura, bè questo invece dipende da noi, questo è nelle nostre mani o meglio è nella nostra nuova parola.
In questa analisi dobbiamo però aggiungere qualche altro elemento, la democrazia sta accelerando. La grande novità di questa epoca, la novità che ha cambiato il paradigma dei nostri rapporti, è la rete. La nuova massa è figlia anche della rivoluzione digitale che ha portato in ogni casa un computer e cioè una finestra aperta sulla nuova piazza ed un megafono per ogni singola voce.
Questa massa sente di poter esprimere un’ opinione su tutto anche perché, semplicemente, tecnicamente lo può fare e lo può fare in tempo reale creando così un vortice di azione/reazione.
Le persone esprimono desideri e giudizi ed i politici, in cerca di consenso elettorale, si trasformano in marionette telecomandate da una pubblica opinione che però, come abbiamo visto, è in realtà, confusa e insicura.
Questo crea un cortocircuito che di fatto, in maniera impropria ed opaca, “salta” la democrazia rappresentativa.
E qui dobbiamo anche spendere qualche parola riguardo all’informazione. L’informazione è il potere moderno. Un potere non controllato e calmierato dagli altri poteri perché quando è stata creata la nostra costituzione non aveva ancora assunto le sue piene potenzialità. Adesso è invece chiaro che è proprio l’informazione il potere principe di quest’epoca, perché crea il consenso e viaggia accoppiato alla rete.
Il rapporto tra l’informazione e la rete è un grande amore fatto di estremi contrasti.
La rete può generare praterie di disinformazione o miracoli di contro-informazione, svincolandosi, in maniera fluida, dai rigidi strumenti d’informazione tradizionali che il potere costituito ha nel tempo saldamente presidiato.
L’informazione in rete è trasversale e pop, è infatti uno strumento che tutti possono facilmente utilizzare, ricevendo e veicolando un’informazione capillare.
Vista la precedente descrizione della massa direi che non è casuale che “i campioni” di questo nuovo mezzo siano persone che raccontano il proprio quotidiano: nascite, figli, cibo, vestiti con un linguaggio intimo e semplice che la nuova massa può condividere senza timore, in maniera paritaria.
La rete infatti è oggettivamente democratica, ognuno ha la possibilità di esprimere il proprio punto di vista ed è sicuramente il luogo dove si sta trasferendo la polis.
Mano mano che le frontiere diventano più labili, come il respiro dell’epoca vuole, il nostro povero corpo prestorico diventa sempre più pesante e per tentare di essere contemporaneamente ovunque, la politica userà sempre di più il digitale che non conosce la limitazione dello spazio.
Forse arriverà presto il giorno in cui le decisioni per la nostra società verranno prese attraverso un’immensa piattaforma mondiale.
Ma tornando all’informazione, è anche vero che nella rete è uno strumento passibile di estrema manipolazione. Una manipolazione che salta agilmente ogni tentativo di controllo anche da parte di poteri con nobili intenzioni.
Fermiamoci e ricapitoliamo: la democrazia è il governo del popolo, il popolo attraverso le riforme, le trasformazioni culturali, la digitalizzazione, ha preso la parola, dovremmo quindi essere di fronte ad un successo democratico, ma questo popolo non sa esercitare il potere, anche perchè non è mai stato preparato a farlo, diffida sempre di più dei suoi rappresentanti e rischia facilmente la manipolazione attraverso i nuovi canali di scambio e informazione. D’altra parte la democrazia rappresentativa soccombe sempre di più al vorticoso cortocircuito: azione, immediato sondaggio dell’opinione pubblica, ricerca del consenso.
Nulla di tutto questo può generare una politica seria e lungimirante.
E quindi cosa possiamo fare? Rinunciamo alla democrazia, la svuotiamo del suo obbiettivo e del suo valore o invece la facciamo crescere?
Se è la massa a decidere, se di fatto ha finalmente preso la parola, allora deve anche essere messa in condizione di farlo seriamente, deve avere delle informazioni attendibili, deve avere una lingua, deve poter elaborare un pensiero.
L’unica speranza, l’unica salvezza, è l’evoluzione della massa, di ogni singolo individuo e questa evoluzione non può più essere concepita come un dono paternalistico dall’alto e ripartita con il contagocce tentando di “contenere” perché i tempi hanno scavalcato questo contenimento ed esitare ancora potrebbe avere conseguenze deflagranti.
Per questo è assolutamente necessario lavorare adesso ad un forte innesto di democrazia partecipativa, nella democrazia rappresentativa.
Gli strumenti della democrazia partecipativa, creati per essere straordinari, devono diventare ordinari, devono diventare vere palestre di democrazia.
Bisogna creare e favorire luoghi deputati alla discussione politica pubblica. Dev’essere facile per i cittadini partecipare ad una proposta di legge e deve diventare consuetudine l’idea che, per partecipare al processo decisionale, è necessario informarsi correttamente e confrontarsi con gli esperti, come propongono le assemblee dei cittadini estratti a sorte.
Bisogna fornire in rete, lì dove la gente s’incontra, siti d’informazione attendibili.
E’ necessario rifondare la scuola trasformandola in una vera fucina di pensiero sociale, invece dell’attuale luogo di omologazione e contenimento.
Bisogna dare ai ragazzi il pensiero critico, l’unico che può orientarli nella massa immensa d’informazioni e bugie che la rete fornisce, perché se non si possono evitare false notizie, si possono però fornire strumenti per la scelta.
L'unica cosa che va fermamente contrastata è il pensiero aggressivo che va sostituito con una cultura della collaborazione e della fiducia, una cultura che passa attraverso la valorizzazione e il rispetto dei cittadini.
In questa logica è auspicabile la nascita di nuova figura di politico che senta l’importanza e l’urgenza dello sviluppo della partecipazione civile.
La democrazia partecipativa non punta alla sostituzione della democrazia rappresentativa ma al contrario, dato l’attuale paradigma, è evidente che una democrazia rappresentativa può prosperare solo se sorretta da cittadini consapevoli.
La crescita della democrazia partecipativa non deve però fare l’errore che ha caratterizzato l’unione europea, nata “al contrario” da un dato di fatto senza una vera costituzione e indebolita quindi da mille particolarismi nazionali.
Ci vuole il tempo e la volontà di una vasta riflessione d’insieme, ci vuole una stagione costituente a cui tutti i cittadini-attivisti devono essere chiamati a partecipare.
Il momento è particolarmente favorevole per imprimere un’accelerazione a questo processo necessario, difatti è appena iniziata la Conferenza sul Futuro dell’Europa. l’Europa si sta mettendo in discussione ed offre ai cittadini una prima, ancora rudimentale, piattaforma di discussione comune on- line. D’altro canto la democrazia partecipativa può essere un prezioso naturale alleato dell’Europa, lavorando per scardinare dal basso i veti nazionali incrociati che hanno bloccato la politica europea.
Non è vero che non possiamo governare la nostra vita. Noi abbiamo preso la parola e abbiamo anche delle cose da dire, anzi più precisamente abbiamo dei sogni da realizzare, perché si può crescere solo se si è sognati e noi sono secoli che sogniamo questo momento.