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Lettera aperta: politica e rivoluzione digitale, oltre la destra e la sinistra.

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sibilla barbieri
Posts: 19
Joined: 14 Dec 2020 19:07
Country: ITALY
City: roma

Lettera aperta: politica e rivoluzione digitale, oltre la destra e la sinistra.

Post by sibilla barbieri »

Cari,
ho capito, come dice @VirginiaFiume che del mio tentare di comunicare passa solo la mia urgenza, ma non si capisce la necessità di quello che sto provando a dire, quindi, seguendo il suggerimento di @Marco Cappato , scrivo.

il discorso è declinato in:

Tema
-Gli aspetti della rivoluzione digitale che implicano un cambiamento di paradigma

Considerazioni
-Alcune mie osservazioni in merito

Eumans
il parallelo tra il tema e alcune scelte operate dal nostro movimento

Possibili sviluppi offerti da questa interazione


Tema: l’interconnessione

La rivoluzione digitale ormai da anni ha portato milioni di individui a sperimentare stabilmente un nuovo tipo di esperienza di cui riassumo alcuni passaggi salienti descritti nel libro di Baricco The Game:

“dicembre 1990
….Invece di tenerselo per se o provare a venderlo il professore (Berners- Lee)
rende pubblico il sistema da lui inventato…wordl wide web, una ragnatela grande come il mondo, percorribile da tutti, in cui tutti i documenti del mondo che siano testi, foto, suoni, video, saranno a portata di mano. Poi aggiunge una cosa irresistibile :..sarà tutto gratis.”

Una buona parte dell’esperienza umana viene digitalizzata si crea un “doppio” un oltremondo.

Tutti possono accedere.
Gradualmente milioni (…miliardi) di persone cominciano ad avere accesso a un personal computer e poi a uno smart phone, questa conoscenza e questo “potere di azione” sono capillari e condivisi.

Tutti possono contribuire.
I singoli ricevono informazioni e partecipano attivamente alla creazione di questo mondo parallelo. Nel 1993 i siti web erano 130 nel 2018, quando Baricco scriveva the Game, erano 1 miliardo 248 milioni 792.315.
Wikipedia è, ad esempio, un’enciclopedia scritta per la prima volta non da un gruppo di esperti ma da migliaia di collaboratori spontanei, diremmo un’enciclopedia “dal basso”.

Questa esperienza comincia a sedimentare una differente idea di ordine e di “presa sul reale”.

Tutti i meccanismi della rivoluzione digitale rivendicano una “presa diretta” sulle cose saltando i mediatori, sia che questi siano agenti di viaggio, negozi, esperti di qualsiasi tipo, sacerdoti di qualunque élite.

La rete ha inizialmente poco più che un sistema di regole, vagamente controllato. (Questo almeno fino agli attuali sviluppi come gli acquisti da parte di singoli “ricconi” di app social mondiali vd. Elon Musk e Twitter)

I movimenti avvengono attraverso lo spostamento spontaneo di utenti che circolano in quello spazio e che lasciano tracce (tracce che vengono subito studiate a fini commerciali). Sono immense maree collettive dove però navigano singoli. Una massa senza ideologia ben diversa dalle moltitudini novecentesche devote ad una ideologia: fascista, comunista, cattolica…

Questa massa non ideologica punta alla risoluzione di problemi pratici attraverso la rivoluzione degli strumenti tecnici, ma di fatto crea e rivendica anche dei meccanismi di potere condiviso.

Inizialmente la rete è utilizzata per scambiare informazioni e creare un commercio mondiale. In seguito diventa sede di esperienze sociali: gli individui spostano una parte della loro vita in questa “piazza” proponendo rappresentazioni parziali del sé.

Il mondo digitale diventa parte integrante della vita di ognuno ma i ragazzi, nativi digitali, entrano ed escono da questo universo in maniera organica come se fosse parte della loro natura sviluppando, di fatto, una vita su due “livelli” ed una fiducia nelle macchine, fiducia non condivisa dagli adulti.

Il potenziamento che l’individuo sperimenta attraverso la connessione all’oltremondo della rete favorisce nel singolo la crescita di un “ego ipertrofico” e dell’individualismo. L’individualismo si caratterizza dall’opposizione alla massa ma, in questo caso, abbiamo milioni di persone che si “oppongono” in nome di una propria individualità, si potrebbe quindi dire che se tutti vanno in contromano quella diventa paradossalmente la direzione della strada.

Tutti sentono di poter dire la loro su tutto senza mediazioni
Uno dei pericoli è: un potere diffuso senza una comprensione diffusa dei meccanismi del potere.

L’esperienza è sempre più veloce e smaterializzata e si svolge in un vorticoso flusso superficiale e multitasking. L’apprendimento “classico”, ovvero basato sul modello novecentesco di studio faticoso e profondo, appare sempre meno attraente.

Link e ipertesto
La fruizione della rete non è lineare, non è aristotelica ma, a differenza dell’esperienza novecentesca, non porta ad una composizione o ad una conclusione finale, al contrario apre una possibilità pressoché infinita di strade e possibilità diverse. In questo senso è un’esperienza fortemente destabilizzante.


Nel web si può viaggiare in ogni direzione, liberamente, si può organizzare il materiale secondo infiniti criteri e velocemente è un’esperienza più simile al funzionamento della nostra mente.

Il mondo e l’oltremondo si alimentano a vicenda. E’ difficile da separare ciò che è irreale e reale.

Questa evoluzione della tecnologia ha apportato anche un’evoluzione sostanziale della mente eppure pochi appaiono consapevoli della portata del cambiamento.

I creatori del world wild web, che hanno ipotizzato un mondo di sapere condiviso con uno scavalcamento delle mediazioni, da cosa erano animati? Sicuramente fuggivano dal disastro del 900 in cui due generazioni di uomini si erano dati la morte sotto la guida di élite implacabili.
Fuggivano dalla fissità del novecento, dall’ossessione dei confini, dalle ideologie, dal limite invalicabile delle élite che decidevano di mandare a morire milioni di uomini.
( il Mondo del 900 è conseguenza logica della filosofia occidentale che divide e classifica, molto aderente all'uso della parte sinistra del cervello).

Al contrario nel web tutto è in movimento e i confini sono boicottati.
Il commercio globale porta, come conseguenza, che la situazione migliore per fare soldi è la pace (prima era la guerra) perché l’instabilità sospende la fluidità del pianeta.

Ultima cosa per l’80% i creatori della rete erano americani californiani, una cultura con radici Hippy, è certo che fosse diffuso a scopo creativo l’uso di micro dosi di LSD che favoriscono l’utilizzo della parte destra del cervello. Il loro desiderio di creare un mondo libero e non ideologico era in parte consapevole certamente sapevano da cosa fuggivano. Questi creatori avevano anche radicata la cultura del videogioco, le esperienze delle rete (come poi tutte le app e i social) conservano alcune caratteristiche del videogioco: Esperienza “piacevole” e sensoriale, risoluzione veloce di un problema, difficoltà crescente, apprendimento attraverso la pratica e non attraverso lo studio di un manuale, presenza di un “punteggio” (like, follower retweet).

Mi fermo nel riassunto del libro che è stato scritto nel 1993 e indaga molti altri sviluppi del mondo digitale, tra cui la creazione di un nuovo tipo di élite composta da chi sa utilizzare l’esperienza della rete.
Utilizzare a pieno le possibilità del web e del digitale è in realtà una pratica faticosa ed appannaggio di pochi (contrariamente alla promessa di potenziamento e di parità sociale che la rete fa) la società, la scuola, non preparano minimamente all’utilizzo di questo potentissimo strumento.

Registro che negli ultimi anni stiamo assistendo ad una recrudescenza delle destre e del modello novecentesco in tutto il mondo, da questa osservazione passiamo quindi alle…

Considerazioni:

Come molte altre strutture sociali la politica non ha finora recepito la portata di questo cambiamento continuando a proporre una struttura novecentesca.

Assistiamo ad una polarizzazione del dibattito tra destra e sinistra, questo scontro dialettico come opposizione di due fronti che hanno diverse caratteristiche e che perseguono interessi diversi e che i nome di questo tendono estremamente a definirsi e a radicarsi è, a mio parere, contrario ai tempi, o meglio è un comportamento che favorisce enormemente la destra.

Che la destra si schieri a favore di valori novecenteschi come: patria famiglia religione va benissimo, ma è la sinistra il problema, la sinistra che si definisce progressista, come può fare una proposta progressista se non tiene conto delle profonde caratteristiche intrinseche della modernità?
Non si può non considerare che miliardi di persone sperimentano per una parte della propria quotidiana esperienza: la caduta delle frontiere, il commercio globale, l’interconnessione, la partecipazione dal basso dei singoli alla creazione condivisa, l’abolizione delle elitè vecchio stampo, una circolazione libera dell’informazione in cui il singolo diventa massa solo per brevi momenti seguendo un flusso non ideologico.

(Riconoscete qualcuna di queste caratteristiche come elementi di Eumans?… poi ci torniamo)

La sinistra dovrebbe rappresentare la nuova epoca con un superamento della logica antagonista.

Qui non si tratta di negare che la destra e la sinistra abbiano valori specifici, modalità e priorità differenti, qui si tratta di mettere in dubbio che la forma politica scandita dalla contrapposizione/definizione di due schieramenti sia utile in un mondo moderno che sperimenta di fatto la sempre più ampia interconnessione tra i suoi elementi.

Si tratta di pensare una proposta adatta ai tempi, che possa essere riconosciuta come nuova, ma soprattutto come utile per gestire nuovi meccanismi sociali.

Anche io mi definisco donna di sinistra, anch’io penso di avere dei valori di sinistra, quello però che mi è chiarissimo è che i miei valori di sinistra, il mio essere di sinistra, non è opposto a l’essere conservatore di destra, noi operiamo insieme perché abbiamo interessi comuni.
La sicurezza è di destra o di sinistra? L’educazione è di destra o di sinistra?
E’ ovvio che nella gerarchia di che cosa fare prima o dopo esiste una differenza tra chi pensa che ci siano delle priorità e chi pensa che ce ne siano altre ma alle volte questi interessi convergono e sono lampanti.
E soprattutto, a mio parere, una forza di sinistra oggi deve dire tutto è interconnesso, non esistono “valori” di destra o sinistra perché i processi vanno affrontati e compresi nel loro insieme. Nel loro fluire. Se la Russia attacca l’Ucraina nel mondo interconnesso manca il grano all’Africa e così sarà sempre di più.

Paradossalmente una forza progressista che si definisce solo di sinistra e che difende i valori solo di una parte della popolazione è vecchia!


La sinistra potrebbe “inglobare” la destra. Invece di perdersi nel definire chi rappresenta e chi difende potrebbe fare un discorso molto più ampio.
Possiamo escludere che una parte delle persone che non votano più non si sentano rappresentate da uno schieramento di parte?

Il nuovo è il paradigma della profonda interconnessione, non tiene più conto di un territorio specifico viaggia, in prospettiva, verso il governo mondiale e
la sinistra dovrebbe andare verso la logica di un governo Europeo e poi mondiale.

E’ un pensiero demagogico o corrisponde a un istanza democratica più alta
di partecipazione e collaborazione comune?

Ci sono forze opposte che si confrontano duramente, potrebbero andare al potere le destre, ci potrebbe essere una contrazione, anche delle guerre, ma sarebbe un evidente ripiegamento verso il passato e un catastrofico fallimento.
La guerra di Putin, per ideologia e modalità, è un evidente rigurgito del novecento, in questo caso però il mondo “interconnesso” ha reagito sostenendo l’Ucraina che sta vincendo. Ma le democrazie occidentali sono in pericolo.

Ci sono elementi interessanti nella logica proposta dalla rivoluzione digitale, elementi che andrebbero valorizzati, come anche ci sono elementi di pericolo ma la politica ignora il fenomeno e quindi non lo “governa” se non che in minimissima parte.
Alcune campagne politiche, come Obama in America, hanno sfruttato i meccanismi social della rete ma si parla di uno sfruttamento del livello più superficiale delle strutture della web, alcuni movimenti politici, come i cinque stelle, sono nati da esperienze legate alla rete ma nell’entrare nel sistema strutturato della politica parlamentare costituito da gerarchie, élite e opposizione dialettica destra/sinistra, hanno totalmente perso la loro caratteristica innovativa.

Ci sono altre categorie più interessanti e più aderenti alla modernità per definire la realtà. Gli schieramenti ideologici implicano una partecipazione di massa, e destra e sinistra sono due schieramenti ideologici, mentre abbiamo detto che la partecipazione portata dalla rivoluzione digitale è individuale.

L’individuo che partecipa alla politica non è più, o è sempre meno, il tesserato di un partito che esegue le direttive dall’alto, è un individuo che si unisce per quella azione specifica mantenendo la sua individualità.

Il rapporto tra il singolo e l’insieme è una categoria da esplorare. Il singolo che tiene molto alla sua individualità, prova però sgomento rispetto all’universo illimitato di fronte a cui si trova.
La polarità moderna oscilla tra il locale intimo, molto caratterizzato e l’internazionale/ mondiale. Come si fa a rappresentare, proteggere e sviluppare il singolo in questo campo aperto mondiale?

Altro tema è il rapporto con l’individualismo dell’epoca. Ci torniamo affrontando la partecipazione dal basso che è una delle nostre caratteristiche

Eumans

Noi siamo figli del tempo e istintivamente abbiamo già messo in atto molte delle caratteristiche che la rivoluzione digitale propone.

Infatti come si aggira la definizione per schieramenti? Con una logica che noi già mettiamo in atto: muovendosi per obbiettivi.
Negli obbiettivi convergono persone che possono essere di destra o di sinistra e che giustamente Marco dice, si devono poter riconoscere.

Lavorare per obbiettivi corrisponde anche a quella spontanea convergenza di singoli così caratteristica della rete

Eumans un movimento sovranazionale che vuole una sede in Europa e poi…
La non territorialità in realtà fa parte dello stesso pacchetto, siamo immersi in un paradigma che implica la smaterializzazione parziale dell’esperienza e quindi la possibilità di incontrarci in un universo che non ha un territorio. L’idea di creare un movimento che non abbia sede nazionale ma nell’unione europea (ora non possiamo) ma richiedere questo, richiedere questo allargamento del concetto di dove un movimento deve avere sede, potrebbe portare in un futuro al concetto di un movimento che non ha sede o meglio che ha una sede aleatoria ovunque.
Un movimento che non ha un territorio fisico perché anche questa è una categoria antica. Paragoniamo sempre categorie novecentesche con categorie post rivoluzione digitale.

Un movimento “al servizio” opposto al servizio delle élite.
Una delle caratteristiche più forti della rivoluzione digitale è lo scavalcamento dei mediatori, le élite vengono sempre viste con diffidenza. Il voto è spesso un voto di protesta contro la casta, chi incarna meglio questa istanza vince (i Cinque Stelle un tempo, l’opposizione in generale) ma dire di essere un movimento “al servizio” come facciamo noi potrebbe forse, in parte, scardinare il meccanismo oppositivo individualista può essere una scelta virtuosa insieme alla…

Partecipazione dal basso
Tutti possono accedere, tutti possono contribuire, questa non è solo una caratteristica della rete questa è la partecipazione dal basso che è già una nostra caratteristica.
Discutevamo: la partecipazione dal basso è individualista o cooperativa? In realtà hai ragione tu Marco, è tutte e due. Da una parte è l’attivazione del singolo come singolo che decide autonomamente di agire, come se fosse un partigiano e non un soldato coscritto, partecipazione come frutto di una scelta personale intima, dall’altra però questa azione confluisce in una partecipazione comune che fa si che questo slancio individualista si incanali in un movimento collettivo.
E’ una quadratura del cerchio, una modalità per incanalare la pulsione individualista oppositiva dell’epoca in qualcosa di costruttivo.

Questa è l’epoca che ha dichiarato la profondissima interconnessione delle cose perché ci serve dirlo? Perché non possiamo semplicemente farlo?
Dichiarare il superamento della dialettica destra-sinistra non è una cosa scontata tant’è vero che tu stesso Marco, che sei una delle persone più aperte e lungimiranti che conosco, ti metti sulle difensive. Uscire da queste categorie è destabilizzante.

In cosa cambierebbe il nostro approccio? Non lo cambia nel breve ma lo cambia nel lungo.
Questa proposta è totalmente coerente con quello che già oggi siamo, la differenza non è adesso la differenza è in prospettiva. Se io decido che voglio lavorare per modificare, per smussare, l’atteggiamento dialettico tra destra e sinistra in un ottica di collaborazione e che questo è uno dei miei obbiettivi ispirato anche alla modernità e alla connettività che noi sperimentiamo nell’universo digitale lo dichiarerò.
Se la rivoluzione digitale, con i suoi nuovi paradigmi, può essere fonte d’ispirazione per un movimento politico nuovo lavorerò per comprendere come.
E poi se noi ci andiamo a confrontare con la politica tradizionale che conserva e impone una struttura antica, dobbiamo sapere bene chi siamo e difendere la nostra peculiarità. Soprattutto in vista della partecipazione del nostro movimento ad elezioni politiche.

Inoltre stiamo anche parlando della creazione di una nuova figura di politico. Cosa significa immaginare una politica che gestisca le regole minime che permettono agli individui di partecipare il più possibile?
Qui non si tratta solo di non perdere i consensi di chi si sente rappresentato da uno dei due schieramenti, di non dar fastidio, ma si tratta di fare un’azione propositiva e decisa, si tratta di rivendicare con fierezza una visione collaborativa diversa.

Possibili sviluppi
Se noi ipotizzassimo di essere d’accordo, che c’è bisogno di un superamento della dialettica destra sinistra e che la rivoluzione digitale con i suoi meccanismi va studiata come potremmo arrivare ad una consapevolezza condivisa?
Un convegno? Potrebbe essere utile per alzare il tema e forse raccogliere consensi.

Possiamo intervenire nel dibattito della sinistra che dichiara di voler fare una costituente e dire che non ha più senso fare questo dibattito in questi termini? Ma certo è una cosa delicata che può dare fastidio.
Ma qui ribadisco non si tratta di non riconoscere la storia e i valori della sinistra al contrario è proprio in nome di alcuni di questi valori che i progressisti potrebbero comprendere l’epoca e fare uno scatto in avanti.

Sembro trillata da qualcosa di ovvio, come se avessi scoperto ora la rivoluzione digitale che tutti di fatto conosciamo, ma quello che mi emoziona è la visione dello schema così chiaramente espresso nel libro che cito e sono emozionata da come questo possa avere una ricaduta sulla politica.

Cosa mi aspetto da Eumans? Che possa incarnare delle istanze progressiste di cui non mi importa se possano definirsi come di destra o di sinistra ma solo se sono utili e legate alla necessità dei tempi.

Caro Marco un’ultima considerazione, chi sono io per dirvi questo? Nessuno oppure uno qualsiasi di molti ma ha importanza? O è importante l’utilità o meno di quello che dico?

@Roberto Mancuso @Lorenzo Mineo