Referendum Eutanasia Legale - AIRE | Allerta democrazia per gli italiani residenti all’estero - Il report da tutti i Consolati

Un viaggio tra le difficoltà che il comitato promotore del referendum eutanasia legale sta affrontando per permettere di firmare agli  Italiani nel mondo

Abbiamo iniziato a lavorare per attivare la raccolta firme presso la rete consolare il 18 maggio, chiedendo istruzioni al MAECI sulla procedura. Il Ministero, tramite l’ufficio DGIT 2) e il Sottosegretario Benedetto Della Vedova si è mostrato sempre collaborativo rispondendo con tempistica accettabile alle nostre mail. Da segnalare tuttavia l’assurda decisione di considerare la pubblicazione sia sul sito che sulla bacheca consolare di un avviso della possibilità di firma come una violazione dell’imparzialità del dicastero, vietando quindi ai Consolati qualsiasi possibilità di avvertire i connazionali residenti che possono firmare. C’è da dire che qualche Consolato (L’Aja su tutti) ha interpretato in maniera più elastica le disposizioni del Ministero e ha pubblicato sul loro sito un breve avviso.

Il 17 giugno iniziavamo la comunicazione diretta con i 200 Consolati della rete consolare italiana spedendo nei tre giorni successivi una mail in cui si chiedeva:

  • Di indicarci una persona a cui fare riferimento per le comunicazioni
  • Di confermarci l’indirizzo di spedizione
  • Di Pubblicare un avviso per informare i connazionali della possibilità di firma
  • Di riservare uno spazio negli uffici del Consolato per del materiale informativo

Ad oggi, martedì 27 luglio, meno della metà dei Consolati (99) ha risposto alla nostra mail. Menzione d’onore per l’Ambasciata ad Islamabad, balzata agli onori della cronaca un mese fa per il furto di 1000 visti Schengen già in circolazione (https://formiche.net/2021/06/visti-schengen-spariti-ambasciata-islamabad/), che non può ricevere mail poiché ha la casella postale piena.

Ai problemi di carattere comunicativo si sono aggiunti altri di svariati tipi in questi giorni, sia generali che con i singoli Consolati

Innanzitutto, è giusto evidenziare il costo alto che comporta attivare la raccolta firme presso la rete consolare. Dei 199 Consolati noi abbiamo deciso di attivarne 114. Dove non avevamo volontari la spedizione è avvenuta a mezzo raccomandata internazionale con ricevuta di ritorno (tempi di consegna tra i 6 e i 13 giorni lavorativi) e il costo di ogni spedizione (considerando una spedizione da 5 moduli) varia dai 11.70 euro per l’Europa ai 14,65 per l’Oceania, per un totale di circa 1.500 euro. Qualora si volesse usare un corriere per accorciare i tempi e tracciare le spedizioni, il prezzo lievita a più di 4mila euro. Da segnalare che le Poste consentono di spedire un massimo di cinque raccomandate a persona al giorno, quindi ci vuole quasi un mese per completare le spedizioni.

Inoltre, qualche Consolato (Praga, Melbourne, Seoul) accetta la consegna solamente a mano da un iscritto alla loro circoscrizione elettorale, per cui se non si dispone di un attivista sul posto non si può attivare la raccolta firme presso quel Consolato (noi non abbiamo potuto attivare Seoul per questo motivo)

Parlando di impossibilità per i concittadini residenti all’estero di esercitare il loro diritto di firma per i referendum, si evidenziano quattro problematiche generali:

  1. Orari troppo stringenti: Anche a causa del COVID (ma non solo), la maggior parte dei Consolati ha ridotto l’orario di ricezione al pubblico o ha introdotto l’obbligo di appuntamento (Londra, per esempio, ha imposto l’obbligo di appuntamento). Questo ovviamente costringe chi volesse firmare ad assentarsi dal lavoro per più ore (a causa della fila e delle procedure d’ingresso) per farlo.
  2. Consolati Onorari: La legge 352 del 1970 non include il Console Onorario tra le figure autorizzate ad autenticare le firme. Tuttavia, nel tentativo di contenere i costi, il MAECI negli ultimi anni sta trasformando sempre più Consolati normali in Onorari (il Console onorario non percepisce alcun compenso), costringendo i residenti AIRE a dover fare molti chilometri per poter firmare. Un residente a Siviglia, per esempio, dovrebbe andare a Madrid, un residente a Reykjavík deve andare addirittura ad Oslo. Tutto ciò diventa ancora più paradossale se si considera che il Console Onorario ha invece facoltà di autenticare le firme quando si tratta di rinnovo o richiesta dei documenti dei residenti, quindi è quantomeno contraddittorio che invece non abbia potere di autentica di firme per i referendum
  3. Lista elettorale non aggiornata: I Consolati aggiornano l’elenco degli iscritti alla lista elettorale della loro circoscrizione solamente quando c’è un’elezione. Pertanto, per la nostra raccolta firme, fanno riferimento alla loro lista elettorale aggiornata al referendum costituzionale del settembre 2020. Questo implica che chi si è trasferito lì nellultimo anno non può firmare.
  4. Mancata comunicazione di ricezione moduli: Escluso Dortmund, nessun altro Consolato ha comunicato di aver ricevuto i moduli, né indicato le modalità di accesso al Consolato per chi volesse firmare (se non dopo mio sollecito, e alcuni come Hannover e Monaco di Baviera nemmeno hanno risposto ai miei solleciti).

Infine, ci sono le problematiche ‘locali’ che abbiamo avuto con i singoli Consolati:

-Londra: In generale con Londra c’è stata ottima collaborazione. Il Console Solinas si è messo subito a disposizione nostra e dei nostri attivisti in loco, tuttavia è capitato che ad un nostro attivista era stato temporaneamente impedito l’ingresso dal Carabiniere in servizio di guardiania, poiché sprovvisto di un non ben identificato ‘postal order da intestare al consolato’ dal costo di £121 + spedizione. Fortuna ha voluto che questa persona fosse sul gruppo WhatsApp degli attivisti e quindi abbiamo provveduto a risolvere subito il malinteso, altrimenti avremmo perso una firma.

-Francoforte: Come detto in precedenza, abbiamo chiesto a tutti i Consolati di indicarci un referente a cui fare riferimento. La persona indicata dal Consolato di Francoforte sul Meno tuttavia ad una mia mail del 20 luglio rispondeva il giorno successivo che sarebbe stato in ferie fino al 23 agosto.

-Barcellona Non avendo mai ricevuto risposta alle mail decido di mandare una nostra incaricata senza appuntamento. (Il suddetto Consolato non è contattabile dall’Italia telefonicamente, ma solo dalla Spagna). All’ingresso l’usciere nega l’accesso alla mia incaricata, dicendo che quel giorno c’è stato un cambio d’orario e non ricevono il pubblico e che vi era una comunicazione sul sito a tal riguardo (sul sito non vi era nulla, come testimoniato dal fatto che anche altre persone erano lì per usufruire degli altri servizi consolari). Poi, hanno detto che la consegna dei moduli deve avvenire online (cosa non vera, poiché i moduli devono essere originali). Dopodiché hanno cambiato idea dicendo di consegnarglieli. In seguito, hanno di nuovo cambiato idea perché secondo loro mancava un documento, quando gli ho fatto notare che non mancava alcun documento si sono accorti che stavano seguendo le istruzioni per le elezioni del Com.It.Es. In tutto questo marasma hanno rinviato la consegna ad oggi perché sarebbe stato in sede il Notaio. Per far capire quanto fosse kafkiana la situazione, alla mia richiesta di indicarmi una persona o un ufficio da contattare in caso di bisogno, mi hanno risposto che non possono per la privacy.

Le Iniziative per i diritti politici degli italiani all'estero.
Il 30/07/2021 è stata presentata un'interrogazione parlamentare al Minstero degli Affari Esteri e la Cooperazione internazionale da parte degli On. Elisa Siragusa, Guia Termini e Doriana Sarli. Ecco l'interrogazione presentata  https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/09987&ramo=CAMERA&leg=18