Il treno dei desideri: per il Governo e la Regione Sardegna non è prioritario. I Sardi e le Sarde aspettano ma hanno perso la pazienza

Noi Sardi, noi Sarde, per generazioni e generazioni non abbiamo saputo cosa voglia dire prendere un treno. Non fa proprio parte del paesaggio sardo. I treni, da noi, non li vedi come dalle altre parti del Paese. Chi ha studiato “in Continente”, però, si è accorto della differenza e della meraviglia del viaggiare in treno. Spostarsi veloci, comodi - sempreché i vagoni non siano troppo affollati - potendo lavorare, leggere, ascoltare musica, ammirare il paesaggio che scorre immersi nei propri pensieri. Ecco, tutto questo a noi è stato sempre negato. Per generazioni.

La Sardegna, rispetto alla sue estensione territoriale ha l’indice infrastrutturale ferroviario più basso d’Italia. Noi siamo quelli che fino a vent’anni fa ci mettevano circa cinque ore per completare i poco più che duecento chilometri della dorsale Sassari-Cagliari. Per non parlare delle linee trasversali all’Isola. Non pervenute. Treni che, se esistono, sono al massimo bellissimi reperti di archeologia industriale. E non parliamo delle strade. Unica regione senza un’autostrada, costretti ad usare l’auto per andare ovunque, abbiamo strade statali e provinciali ridotte a colabrodi. La SS 131 ne è l’esempio lampante. La più importante arteria stradale della Sardegna è come i pantaloni che usavamo dopo le partite di pallone per strada. Una collezione di pezze. Pezze che, sulle strade intorno, spesso nemmeno esistono.

Ma di tutto questo non si è minimamente tenuto conto nell’elenco delle 57 grandi opere infrastrutturali di cui, nei giorni scorsi, sono stati nominati i 29 commissari. La Sardegna aveva invece bisogno di risistemare le proprie dighe. Per pochi spiccioli, tanto per dare il contentino anche a noi. 430 milioni su circa 83 miliardi di opere sbloccate di cui in Sardegna, francamente, i cittadini e le cittadine non sentivano tutta questa grande necessità. Una necessità che qui nessuno ha mai discusso e che qualcuno – ma non si sa bene chi, tutto nelle politiche infrastrutturali è opaco, quasi secretato – evidentemente deve aver proposto a qualcun altro che ha poi approvato, cioè il governo precedente a quello attualmente in carica.

Se la scelta fosse stata fatta dai Sardi e dalle Sarde, magari con una Citizens’ Assembly sulle grandi opere, con ogni probabilità, le priorità sarebbero state molto, molto diverse e non ci sarebbe stata questa assurda quanto irrazionale distribuzione di (pochi) fondi tutti concentrati sulla risorsa idrica. Ciò di cui la Sardegna ha davvero bisogno, infatti, è di rompere il suo isolamento interno ed esterno. Ha bisogno di essere maggiormente interconnessa sulle dorsali sud-nord ed est-ovest. Ha bisogno di strade sicure dove le persone non siano costrette a rischiare la vita ogni giorno ed a perderla putroppo spesso, com’è tristemente noto per direttrici importantissime come la Sassari-Olbia, eterna incompiuta nel Nord dell’Isola.

Ma soprattutto noi desideriamo un treno. Un treno che colleghi velocemente i due più grandi centri della Sardegna. Ed uno che colleghi l’interno con le coste. Una ipsilon che permetta di percorrere la Sardegna in due ore fra i centri più distanti. Per fare questo sappiamo che occorre mettere mano alle linee ed ai treni. Quello che vedono i cittadini e le cittadine dell’Isola che sognano un treno, invece, è che passano le generazioni ma i treni non passano mai.

Alla faccia della sostenibilità del trasporto, dei diritti che tutti i cittadini e le cittadine dovrebbero avere uguali, noi, da sempre in serie B, i li stiamo ancora aspettando.